Descrizione
Il progetto ruota attorno alla visione infrarossa delle fototrappole e al monitoraggio fantastico dall’invisibile minuscolo all’invisibile gigantesco. La notte nei boschi è un tranello e qualcosa si distorce. Filmare e fantasticare divengono gesti di costruzione radicale e riappropriazione di mondi forse perduti o relegati nei regni d’infanzia e di fantasia. «Allora ho chiesto a mia nonna se avesse mai visto un drago e lei ha detto che non sapeva neanche come descriverlo. (SCLOC) Quando da piccola facevo gli incubi mi costringevano a pregare e io pregavo una fata.» Proseguendo la ricerca avviata con “Do fairies have a tail?”, il progetto approfondisce l’indagine partendo dalla sua natura mutaforma, di changeling. Un altrove in cui immergersi e scomparire, che non sia un approdo quanto una diramazione, ossea forse, tra anatomie impossibili e archeologie invisibili.
È un prestigio rumoroso. C’è qualcosa che non va.